Oggi lavoravo alle 9.30. Trovo un passaggio e arrivo che sono solo le 8.30 alla stazione. Non sapendo cosa fare di me stessa – cosa devo ammettere a sai rara di questi tempi- mi guardo intorno conscia di aver dimenticato ormai la difficile arte dell’ammazzare il tempo.
Il Sephora è desolato e le commesse guardano i possibili avventori come a dire “Non ti azzardare a rompere le balle” applicando probabilmente una nuova politica aziendale. Allora faccio un giro per i bar ma la situazione sembra aggiacciante: gli Chef espress e i Ciao non mi piacciono. Sono mediamente scortesi e in più il caffè non è un granchè.
Memore della recente gita al Mc (solo da qualche giorno ho digerito il wrap), decido per l’ultima spiaggia: un caffè americano al Mc, che mi viene servito da una signorina mceducata in una anonima tazzona bianca (strano….hanno dimenticato il simbolo?) al modico costo di 1 euro (la cosa che mi inquieta leggermente è che costi come l’hamburger ma propendo per pensare che quello sia semplicemente a prezzo calmierato). Mi sfragno su una sedia e metto un latte e uno zucchero: non sarà il massimo ma dopo la notizia dei risultati elettorali qualsiasi cosa – anche minima – mi aiuta dandami un pò di sollievo.
Si fanno le 9.05 e prudentemente vado a prendere il bus: salgo nella vettura che parte, fa 20 metri e si ferma. Il conducente scende e inizia la pausa. Di quindici minuti.
La prossima volta mi sa che l’americano lo chiedo doppio….

