Stazione – ultima fermata

Oggi per comprare un biglietto del treno, ho avuto la sventurata idea di non servirmi dei miei potenti mezzi informatici e mi sono avventurata alla Stazione.

E mi sono ovviamente pentita sin dall’entrata dove, attenti e vigili, parecchi piccioni facevano le poste agli ignari avventori.

Ora il motivo scientifico per il quale questi piccioni non siano andati in vacanza, come i più furbi colleghi perugini, mi sfugge. Mi verrebbe da proporre come responsabile l’effetto serra, visto che in alcune giornate di dicembre sembra di stare in California. Non diciamolo però troppo ad alta voce: magari al sindaco riviene l’idea delle targhe alterne.

Parentesi:  io non guido quasi mai, ma i blocchi delle auto fanno aumentare il numero degli sventurati che si vanno a stipare sui mezzi pubblici, a scapito di noi clienti abituali, che ci troviamo sui vagoni degli “incompetenti”, che si piazzano davanti alle uscite, continuano a chiedere “Qualcuno ha un biglietto da vendere (perchè l’ultima volta che sono saliti su un bus c’era ancora il bigliettaio) e cercano di sedersi su luoghi impropri come sbarre per poi rovinare al suolo alla prima curva.

Per tornare alla stazione, comunque per fortuna i nefasti pennuti non entrano: deve essere lo stesso sistema per cui i carrelli non possono uscire.

Comunque dentro arriva il meglio: frotte di suore e scout in calzoncini, micro colletivi di punk (si incredibile gli anni Ottanta per certa gente non  sono mai finiti), scuole in gita, manager in carriera, e ancora folle e folle anonime che si muovono impazzite seguendo gli ordini della voce demiurgica dell’altoparlante, che indica binari  orari.

Allora cerco di non  farmi distrarre nè dall’odore imperante di patatina fritta del Mc Donalds, nè dalla pubblicità a loop sugli schermi colorati (che dopo due minuti comunque odi il prodotto reclamizzato, qualunque esso sia) e mi fiondo alle macchinette automatiche. Sputa il biglietto ed è fatta.

Finalmente. Posso tornare a casa. Ma mi sento chiamare da lontano: “Un abbonamento telefonico? E’ nuovo abbiamo….”. E’ un malefico promoter. Faccio segno di no e fuggo.

Penso che andrò in farmacia. E mi compro i tappi per le orecchie…magari sopravvivo.

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3 risposte a “Stazione – ultima fermata

  1. E’ un malefico promoter. Faccio segno di no e fuggo.

    Prova tu a vendergli qualcosa. Digli che sei la famosa e sensuale voce dell’altoparlante.

    Seriamente, come sarà la vita di questa persona? Dev’essere interessante.

    — Ti prego, dimmi “il treno per Milano Centrale arriverà con un ritardo di trenta minuti”… Con quella voce che usi sempre in stazione… Ti prego, è così eccitante…
    — (scocciata) Il treno per Milano Centrale arriverà con un ritardo di trenta minuti.
    — Siiii ohhddio si!
    — (sospira) Ma perché nessuno arriva mai in ritardo quando davvero serve? (frecciatina)

    O forse no.

  2. potrebbe essere una signora in grembiule da casa e ciabatte che fa la maglia, oppure un’attrice in pensione, magari bellissima ….o magari come lerch degli Addams….

  3. Sono entramtre (o ambetre, se preferisce) persone possibilmente interessanti.

    Fare la maglia durante il lavoro di vocalizzazione spiegherebbe la voce meccanica. Anche essere un’attrice in pensione, ormai stanca ed esasperata di impegnarsi in interpretazioni, che ha abbracciato un’altra via artistica. Non penso ci sia bisogno di commentare su Lerch.

    Ah, il bello del notare i dettagli “insignificanti”.

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