(s)cambi di stagione

Grazie alla malattia sono riuscita a scampare a uno dei grandi spauracchi del consumista-capitalista medio : il cambio di stagione del guardaroba.

Invece di sballare e rimballare chili e chili di roba, ho diretto i lavori dal letto, tipo capomastro. E nonostante ciò sono stata assalita da terribili dilemmi, che ti fanno interrogare sulle grandi questioni della vita:

– è ora di buttare quei pantaloni consunti comprati al liceo (voi direte: “Ma tu sei giovane!!!”. Sì ma non così tanto)?

-perchè ho comprato così tanti coprispalla e piumini-gilet se so che sono due capi che non metto praticamente mai?

– perchè tutti e dico tutti i miei abiti invernali sono neri (alcuni forse potremmo discutere se sono grigio MOLTO scuro)  visto che a) non sono un becchino b) non aspiro a diventare uno iettatore c) non sono una suora?

-il pervinca tornerà mai di moda (a messo che lo sia mai stato)?

-perchè le magliette alla moda devono essere talmente sintetiche che se ti avvicini ad una fonte di calore a meno di 150 m prendi fuoco? Ma gli stilisti sanno cosa vuol dire autocombustione? Pare sia rara, ma non si sa mai.

Come doveva essere fortunato Lenin. Scommetto che lui il cambio di stagione non lo doveva fare…

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