Nick_1.4

E allora che sopravvenne l’agitazione. E poi il panico.

E come gli accadeva da ragazzo iniziò ad avere il respiro corto. Un attacco di panico- pensò – e si diresse quindi arrancando verso la cucina per prendere una busta in cui respirare. Ma proprio sulla porta, la stanza iniziò a girare – come mai gli era successo- e svenne a terra.

Quando si riebbe, si trovò steso per terra, sulla schiena. La testa gli duoleva, e quando fece per rialzarsi si sentì come schiacciato nuovamente verso il pavimento. Non avrebbe saputo dire quanto era rimasto in quello stato.

Aveva la nausea e sentiva uno strano sapore in bocca. Attese qualche istante e prendendo un grosso respiro cerco di rialzarsi di nuovo, questa volta aggrappandosi però allo stipide della porta.

Facendo leva sulla maniglia si tirò su in piedi per ribbuttarsi immediatamente sulla sedia. Aprì il frigo e si attaccò alla bottiglia della Coca.

Già dal primo sorso si sentì meglio. E guardando fuori, dove il cielo era ancora scuro, si disse che probabilmente doveva essersi sentito male al rientro dal pub e ubriaco era svenuto.

Quindi prese la bottiglia e si andò a piazzare davanti alla tv. Ridavano Mississipi burning. E’ sempre  un classico.

Fu allora che squillò il telefono.

“Pronto” – sentì dall’altro capo del ricevitore. “Nick, dove sei? E’ un’ora che ti aspettiamo”. Balbettò qualcosa.

“Allora iniziamo la riunione senza di te?”

E allora capì. Guardò la pendola: erano le nove passate.

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