Mexico e nuvole

Ieri pomeriggio entrata gratis al Palazzo delle Esposizioni (per gli under 30, come tutti i primi mercoledì del mese), quindi sono andata a vedere le tre mostre sul Mexico.

Ammetto che su Teotihuacán non sapevo una ceppa. E per chi si trova in questa stessa situazione spiego: Teotihuacán è il nome che gli Aztechi hanno dato ad una florida civilità estinta che li aveva preceduti (non si sa come si chiamasse originariamente), di cui scavarono le rovine, e dove hanno ambientato i loro miti più antichi sulla creazione.

(questo video non c’entra nulla con la mostra ma fa molto mistero)

La città di Teotihuacán, infatti, non ci ha lasciato nulla di scritto: che ne so, due righe su come vivevano…no nulla. E in un periodo di crisi a causa di un incendio venne distrutta parzialmente e abbandonata.

Quindi tutto quello che è spiegato in mostra non è altro che frutto di teorie che gli studiosi hanno tratto dal parallelo con altre popolazioni, tipo Aztechi.

La mostra delinea il profilo di un popolo guerrafondaio e sanguinario che se non c’era l’incendio si sarebbe autodecimato. I sacrifici umani erano all’ordine del giorno: la decapitazione era la forma meno violenta e decisamente più auspicabile. Per qualsiasi inaugurazione, ad esempio, venivano sacrificati gli schiavi, fatti prigionieri in battaglia, e i più valorosi venivano abbigliati con collane a forma di mascella umana.

Insomma a Teotihuacán si moriva come mosche.

Per darvi un’idea una delle divinità maggiori era l’antecedente di  Xipe Topec, Nostro Signore lo Scorticato, che vestiva delle pelli dei guerrieri perdenti sacrificati. Richiedeva sacrifici umani e i corpi dei sacrificati venivano scuoiati per fare vestiti per i suoi sacerdoti. E ora voglio ancora vedere chi dice che la religione cattolica è sanguinaria.

La mostra ovviamente riguarda anche l’aspetto di grande avanzamento nei commerci e nelle arti ma onestamente questi elementi vanno in secondo piano grazie ad allestimenti con fiamme e colori molto drammatici.

Nello spazio centrale per turbare ulteriormente il visitatore è mandato a loop un video di Giacobbo sui “misteri” di Teotihuacan, che fortunatamente non è sul Tubo e quindi non ve lo posso mettere. Ovviamente promuove il suo libro e la vicina e inesorabile fine del mondo. Come dire, fortuna che sto a metà del mutuo.

Tra le sale dell’esposizione è possibile accedere alla mostra Remix di Carlos Amorales: bellissima! Nello spazio centrale veramente spettacolare è Drifiting star, con i pezzi di plexiglas nero stellari appesi al soffitto. Nelle salette l’opera più interessante è Black Cloud: decine di farfalle nere di diverse specie, minacciose e maestose allo stesso tempo, che si affollano sui muri e sul soffitto.

(ne ho trovato un mini frammento sul tubo che vi posto)

Al primo piano poi c’erano belle foto della rivoluzione messicana: peccato che molte didascalie non parlino delle immagini esposte.

Quindi ricapitolando una mostra è sensazionale e due così-così. Fatemi sapere voi, se le avete viste che ne pensate. Altrimenti andate che vale la pena.

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