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Californication: una splendida terza stagione

La pausa pasquale, oltre che calorie, ha portato anche consiglio:mi sono decisa a prendermi una pausa e a vedere finalmente le due ultime puntate della terza serie di Californication.

Posso concludere così, con uno sguardo d’insieme, che è forse la migliore stagione tra i telefilm che ho guardato ultimamente: Hank Moody perde qualsiasi freno inibitorio (mai che ce ne fosse ancora bisogno) e decide di dare nuove sfumature di significato alla parola promiscuità.

Le situazioni imbarazzanti e al limite del surreale si moltiplicano anche grazie alla presenza di new entries nel cast di tutto rispetto.

A partire da una irriconoscibile Kathleen Turner, che sembra essersi mangiata la protagonista de L’onore dei Prizzi e La guerra dei Roses, e di una serie di film con Michael Douglas (quando negli anni Ottanta andava di moda lo stile avventuroso di tipo Indiana Jones, con l’aggiunta però di una nota romantica), per evolvere in un incrocio tra uno scaricatore di porto e Mario Brega.

Guardare per credere:

La trama poi prende davvero: i vecchi nodi vengono al pettine e quando sembra tutto andare finalmente per il verso giusto e il telefilm sembra debba cambiare nome (e chi “può” intendere intenda) tutto si sfascia di nuovo.

Attendo fiduciosa la quarta stagione, sperando che con l’abitudine il mio cervello si smetta di chiedersi per i primi due minuti, ogni volta, cosa ci fa Mulder in tv e se hanno riaperto gli X-Files..

most outrageous tv-series

Dopo qualche pensiero di troppo sul cibo, sento la necessità di ristabilire una certa dignità e quindi ispirata dal recente post di un blog molto interessante ho pensato di segnalare qualche telefilm che mi accompagna nelle notti insonni.

Perchè, intendiamoci, se  voglio sentire  qualche litigio familiare basta tendere l’orecchio (manco più di tanto purtroppo – mura di carta, sapete!) e ascoltare i miei vicini che urlano: non  serve accendere la tv e sprecare corrente.

Ecco quindi la mia lista (in cui l’ordine vi assicuro è puramente casuale):

My name is Earl: per il karma scoperto in Tv per bocca di Carson Daly e per perle come

“Mentirei se dicessi di non essere nervoso nell’affrontare il numero 86 della mia lista: rubato macchina a ragazza con una gamba sola” (stagione 1 episodio 9)

Weeds:  è consolante vedere quanto possano essere ipocriti gli americani

Dexter:  il mio uomo ideale, serio, ordinato, pulito, fattivo. Peccato sia un serial killer!

Californication: mi ha fatto riconciliare con la California dopo che grazie ai  Red Hot Chili Peppers ci avevo associato un pensiero deprimente. Un gran bel ritorno di David Duchovny: serie divertente e irriverente condita da scene surreali sino a quando qualche amico non ti chiama e ti descrive un fatto simile

– True Blood: non la solita trama sui vampiri per adolescenti (si veda The Vampire Diaries) e finalmente una serie con un’ambientazione un pò diversa dalle solite New York, Los Angeles, Chicago. Una Louisiana doc fatta di cowboys, bar, pick-ups (non i soliti SUV), santeria, sudisti e ragazze con la ponytail e vestiti colorati!

Genesis: serie spagnola meno conosciuta ma  con trame non banali, forse a volte troppo barocche. Io mi fermo alla prima serie: la seconda è troppo glamour per i miei gusti.

At least but not last Boris: trooooooooooppo italiana!!!!!!!!!!! Ode a Duccio (“Smarmella. Apri tutto!”) e al mitico Réne Ferretti (“Dai dai dai”) che regalano possibili risposte per ogni situazione. Senza dimenticare qualche apparizione d’autore di Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi e Corrado Guzzanti.