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La versione di Barney

Sabato ero mezza morta: lavorare nel weekend è veramente deleterio, perchè dopo un po’ anche se non te ne accorgi, ti pesa. Ricomincia il lunedì che sei già stanca.

Quindi la sera del sabato per non  danneggiare ulteriormente il tuo sistema nervoso, scartati il tunf tunf della discoteca e lunghe maratone all’opera, resta ben poco: ristorante o cinema.

E visti i costi del primo, e visto che tavolta i locali sono rumorosi e affollati e il servizio ai tavoli è gestito da tartarughe in pensione, spesso abbandonarsi sulla poltrona di qualche multisala di centrocommerciale è l’unica via per raggiungere il nirvana.

Basta aggiungere qualche cosa da sgranocchiare e una coca ed è perfetto.

parentesi: ormai visti i prezzi del cinema (pop corn d’oro etc) non resta che trafugare beveraggi e snack nella borsa di nascosto dalla maschera-piccola vedetta lombarda che guarda con occhi da lince la megaborsa e cerca di sgamarti mentre ci rimesti dentro, cercando il biglietto, con effetto borsa di Mary Poppins. Ma il libro Cuore non l’ha letto?

Comunque sabato sorso siamo andati a vedere la Versione di Barney film tratto dal libro di Mordecay Richler.

La storia, anche se abbreviata e sintetizzata, è resa veramente bene e pochi sono i cambiamenti sostanziali rispetto alla trama originale: tutti avvenimenti sono spostati di 10 anni in avanti e la narrazione finisce ai nostri giorni; Parigi diventa Roma e così via.

Quello che emerge in modo ben definito è comunque il personaggio di Barney, che anche se pasticcione, assurdo, incasinato, volgare e goffo, ama la vita più di chiunque altro e la vita fino all’ultimo giorno.

Non è un eroe forse, ma è  facile da amare. E tanto – vi assicuro – basta.

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Sylvester, sei veramente tu?

Sabato credo di essere andata a vedere uno dei film più coatti in circolazione (per chi non comprendesse il termine coatto, suggerisco qualche sinonimo: tamararri, zori; si veda anche la voce wiki): I Mercenari (titolo orginale: The Expendables ).

Sin dai primi fotogrammi si succedono ammazzamenti, squartamenti, sparatorie a raffica, inframmezzate da battute ironiche.

Non è la Dolce vita insomma, ma ho passato un paio d’ore di relax: ho spento il cervello e mi sono fatta due risate.

Nessuna delle scene splatter però è superata dall’aspetto- che definirei quasi inquietante – di Sylvester Stallone (anche regista della pellicola), che interpreta il protagonista e capo della banda di mercenari Barney Ross,  e di Mickey Rourke, nei panni del tatuatore ex-membro del gruppo, Tool .

Tornando con la mente agli anni felici di Rambo e Rocky, fa quasi ridere  Stallone oggi con le labbra gonfiate e il viso gonfio, per gli interventi di chirurgia.

Ancor più lontani i tempi di Bananas, in cui era giovanissimo:

Per quanto riguarda Mickey Rourke poi la situazione è quasi imbarazzante, anche se ormai ci eravamo un pò abituati dopo The Wrestler.

Anche se mi sembra ulteriormente peggiorato.

Un giorno credo in 9 settimane e 1/2 lo dovranno taggare, come su Fb. A beneficio di quelle giovani generazioni che non l’hanno mai conosciuto nella sua “forma primordiale”.

E se continua così forse il tag potrebbe servire anche a me.

ps. tutto questo mi ha fatto ricordare una scena di Hook, Capitan Uncino. Che ned dite?

Bandiera bianca

So che mi attirerò le critiche di tutti i cinefili più accaniti. So che forse hanno ragione. So che forse sarò crudele.

Ma in questi giorni ho visto Il nastro bianco in una delle arene romane e rivoglio i miei soldi indietro.

In primo luogo vorrei fare appello a coloro che curano la programmazione cinematografica nelle sale l’estate: non si può mettere  film che tolgono così la voglia di vivere. Anche perchè uno se è in città vuol dire che non è partito per le vacanze: e già la cosa è assai triste. Mettici pure che quasi tutti i cinema sono chiusi e quindi la scelta – a meno che spesso non si voglia vedere un film già visto –  è praticamente obbligata.

Passando invece al film vero e proprio, vi starete chiedendo: “Che cosa c’è che non va?”

Mettendo da parte che la lentezza del film in inverno è poetica mentre in un’arena all’aperto snerva, la trama resta senza conclusione.

Lo spettatore ha capito e non  ha capito. E ti ritrovi tra amici a discutere quale fine possano aver fatto i personaggi, chi sia morto e chi no, chi abbia ucciso chi etc etc.

Mettiamo pure che questo sia intrigante, ma ripeto d’inverno: davanti a un irish coffee. Davanti a dun gelato non è lo stesso.

Mi spiego: per me un film invernale è una cosa, un film estivo è un’altra. Non vogli passare una notte con 50 gradi e iln 90% di umidità ad arrovellarmi il cervello.

Neppure un gelato in questi casi ti può consolare. Nemmeno al cioccolato con panna. Forse solo la voce Wiki del film dove trovi conferma che non hai una mente perversa, non sei il solo a non averci capito un tubo…