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Il Diluvio Universale

Mi immagino che sia più o meno andata così: che abbia cominciato a piovere, poi a diluviare e non abbia più smesso.

Oggi ho avuto qualche presagio biblico: ho visto qualche pinguino in giro per la città (ma forse quella è solo la mia solita voglia di Kinder Pinguì).

Ma dell’ Arca nessuna traccia.  Ma attendo fiduciosa.

D’altronde stamattina sono uscita da casa, ho  aperto l’ombrello e mi è arrivato subito uno scroscio d’acqua sulla testa. Perchè se odio quando piove, detesto quando piove a vento.

E sopratutto non ci sono più gli ombrelli di una volta: ora ci sono questi ombrellini, prodotti a Taiwan (che se sei previdente compri al super a 1.50 euri oppure in mezzo alla strada, quando sei già fradicio, almeno al doppio).

Il decadimento della qualità degli ombrelli – credo – rispecchia bene il decadimento della nostra società.

Una qualità usa e getta: che al primo alito di vento sembra essere finiti in una scena di un film Disney di Paperino. Se mi sembra di essere Gene Kelly o Fred Astaire e comincio a cantare o ballare è perchè  sto finalmente dormendo e sognando.

E in qualche minuto sotto il diluvio,  una lunga ora di preparazione davanti allo specchio si annulla e sembro subito una pazza: capelli arruffati, abito fradicio e trucco colato (casualmente stamattina mi sono fatta uno smoky eye che si tramuta subito in effetto panda).

L’autobus ovviamente non passa: piove e tutti sono corsi a prendere la macchina.

Arrivo in stazione e mi rifugio al Mc Donald’s per riscaldarmi con un caffè americano. E sento il commesso che continua a ripetere che non capisce come la gente possa bere quel bibitone immondo. “Acqua calda sporca” dice.

Gli darei la mia mano gelata. Giusto per fargli provare un’epifania.

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Quando vai al super

Il super è per me sempre luogo di insuperabili esperienze di vita extracorporea e super o sovranaturali.

Sarò cinica ma mi danno ai nervi le decine di mamme e papà con prole a carico, con cui probabilmente stanno cercando di passare del tempo di “qualità” consigliato dai più aggiornati pedagogisti ed educatori, che accumulano kili e kili di cibo in formato convenienza.

Ogni tentativo con l’ipod è inutile: le urla dei pargoli per avere cibo zuccheroso che genera assuefazione sovrastano qualsiasi cosa. E allora cerco di rifuggiarmi in un angolino, un pò nascosto, tra il sapone per piatti e le pastiglie delle lavastovilglie, dove vengo però accalappiata da una zelante signorina che cerca di rifilarmi al modico prezzo di 20 euri 6 confezioni di un utilissimo detersivo per panni (immagina probabilmente che io stia con l’intera nazionale di rugby).

Da questa categoria però esento le hostess del  Gran Soleil (quelle con il carettino itinerante nei vari reparti del super), che in cambio della pilla di 5 min su come è buono il prodotto ti danno un mini gelato (che per inciso credo ormai di aver provato a tutti i gusti e quindi vi posso mettere in guardia contro il mellifluo “frutto della passione”).

Visto che ci siamo vorrei anche proporre una petizione online perchè vestirle con quelle divise in tessuto sintetico giallo diventi illegale: estenderei poi la protesta anche per le hostess Ryanair (e fortuna che sugli aerei non si può fumare o temo prenderebbero fuoco).

Comunque dopo un Gran Soleil al cioccolato ho fatto pace con il mondo e sono andata verso il banco frigo per fare razzie dei consueti Kinder Pinguì e Kinder Fetta al latte (che come vi ho spiegato già mangio a colazione come consiglia Fiona May – poi dice che le pubblicità non servono).

E lì da dove si gode un’ottima vista delle casse assisto alla solita lotta uomo-macchina alle casse automatiche: qualcuno ha mai spiegato a certa gente che dovrebbe provare a passare sul sensore quella cosa chiamata “codice a barre”?

E quindi voglio rassicurare tutti coloro che temono che un giorno automatizzeranno il lavoro dell’uomo. Non vi preoccupate per i super: la gente è ancora troppo incapace!

Pazza alle Poste

Oggi è un’altra giornata no.

Avrei dovuto capirlo subito quando mi sono alzata, dopo un record di quattro ore di sonno, vado in cucina, apro il frigo e vedo l’ultimo Kinder Fetta al latte. E oggi già lo so calamità naturali si abbatteranno su di me per non farmi imbattere a meno di duecento metri da un supermarket, un alimentari etc etc.

Poi apro la dispensa: ultimo Grancereale croccante e una confezione di Brasil Gentilini vuota.

Stessa storia che per i Kinder e mi sa che tocca aprire il tubo dei Ringo. Io odio il tubo dei ringo perché prima di averlo finito i biscotti si afflosciano.

Comunque – mi dico – andiamo avanti.

Esco quindi per andare alle Poste. Arrivo e non ci sono i numeri: l’apparecchio è rotto.

Ora, questo ufficio postale nelle ultime 3 settimane è stato nell’ordine: derubato, chiuso, con l’apparecchiatura elettronica  fuori servizio per più della metà del tempo.

Allora mi metto in fila e difendo la mia postazione come posso da orde di vecchietti dall’aria assassina che cercano di passare avanti.

Voi direte: “Ma poverini, lasciali passare avanti”

Apro parentesi. Primo: questo ragionamento varrebbe se non fossero il 99% della popolazione nazionale che frequenta le Poste.

Secondo: loro possono andare sempre all’ufficio postale mentre io non ho tutti i giorni i permessi.

Terzo: c’è modo e modo di chiedere le cose

Chiusa parentesi.

Ovviamente non ci sono più moduli per i bonifici quindi attendo il mio turno e dopo aver pagato la tv (che già è uno scorno) ne chiedo uno.

Sbaglio subito a copiare l’IBAN. Non mi scoraggio ne chiedo un altro. L’impiegata sbuffa e io faccio finta di niente.

Ne sbaglio un altro ma non mi arrendo: ne chiedo un altro.

Allora la signora santiando me ne allunga un terzo.

Glie lo restituisco e mi dice: ” Guardi che il modulo è incompleto. Ma lei sa compilare un modulo?” E allora io la guardo e me vado.

A casa mi aspettano Paypal e Ebay. Almeno loro hanno messaggi cortesi preregistrati.