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il solito lunedì mattina alle macchinette malefiche

Stamane mi fermo al semaforo e mi cercano di vendere insistentemente della mimosa. Malauguratamente anche quando scendo dalla macchina vengo assalita e circondata da un nugolo di venditori e subito il cappotto mi diventa giallo. Ma resisto.

Ora  a parte che al limite le mimose me le faccio regalare, questo inutile disturbo mattutino già mi innervosisce.

E sopratutto è un presagio della mattina infernale che mi si prospetta.

In ufficio già è un casino ma penso “E’ solo lunedì, andiamo avanti!”

Alle 11 faccio pausa e vado ai distributori automatici. Metto un euro e seleziono uno yogurt da bere probiotico, che già detta così suona una mezza schifezza. Ma che volete fare sono a dieta, e quindi mi tocca.

Gusto: muesli, perchè caffè è finito

parentesi: dovete sapere che cerco di assorbire caffeina per non addormentarmi un pò ovunque: pocket coffe, coca cola etc etc

E quindi mio malgrado, mi faccio sedurre anche da molti prodotti che sono semplicemente “al gusto di caffè” e sono stati aromazzati con un qualche prodotto di sintesi chimica. Ma ormai sono talmente assuefatta che il solo profumo dell’adorata sostanza mi attiva una risposta neuronale.

Comunque tornando a stamattina, inserisco la moneta e il prodotto cade facendo il solito tonfo sordo. Mi appresto a prenderlo e mi accorgo solo in quel momento che lo sportellino è bloccato.

Provo a forzarlo ma nulla. Lo prendo a cazzotti, scuoto la macchina e finalmente si apre un piccolissimo pertugio in cui provo a mettere il braccio. E mi resta incastrato. Lo sfilo tirando e la mano è pratica viola.

Mi arrendo e comincio ad allontanarmi, quando una ragazza si avvicina alla macchina, colpisce lo sportello prende lo yogurt e me lo allunga.

E allora lì per lì ho capito che dovevo proprio averle fatto pena. E in più avevo solo lo yogurt con cui consolarmi e al muesli per giunta. Bleah!

Un povia per tutte le stagioni

Oggi ho posto rimedio ad un’altra mia terribile lacuna sociale. Grazie a Youtube (a cui mando un bacio – sapete dopo qualche critica la ruffianeria non fa mai male, come mostrano tanti casi nel nostro paese), dopo un pisolino di un’oretta (un recupero notturno – mi sono addormentata su una mano – che mi è costato un segno in faccia che sembra che mi hanno picchiato) sono finalmente riuscita a sentire la canzone di Povia.

Molti di voi si chiederanno sicuramente perchè io mi sia voluta infliggere un tale stillicidio ma si sa che a volte l’homo blogger è masochista e tentato da post e post su determinati argomenti non può che cedere e guardare.

Per tutelare eventuali minori e malati di cuore che leggono questo post non inserirò il video, che tanto trovate facilmente in rete.

Lasciando da parte il testo, che a mio parere non tratta con il dovuto tatto una questione delicata (ma rispetto il parere del papà della Englaro), è musicalmente brutta.

Ora non sono un’esperta (anche se a dir la verità ho suonato per una decina d’anni) ma il problema è che il motivetto è ripetitivo e stancante.

Stessa cosa per Luca era gay: il problema non era SOLO il testo (che nello specifico era offensivo e razzista, per essere gentili), ma proprio la melodia e il fraseggio (siamo fini!)

Quasi quasi negli anni ci ha fatto rimpiangere il piccione

(Più o meno come fa un piccione
Lo so che e brutto il paragone
Però vivrei con l’emozione
Di dare fiducia a chi mi tira il pane
Più o meno come fa un piccione l’amore sopra il cornicione)

Speriamo che anche questa volta ci pensi Checco Zalone.

Canzone della settimana

Esco  di casa questa mattina con solo un’idea in testa: dedicarvi oggi una bella canzone, una che vi ispiri a tirare avanti tutta questa settimana (a proposito: quanto manca a pasqua?).

Ma non appena arrivo dall’altro capo della città mi accorgo dell’ineluttabile: ho lasciato le chiavi dell’ufficio a casa.

Sono le 7.20, se chiamo qualcuno rischio che mi tolga il saluto.

E allora comincio a messaggiare freneticamente la mia rubrica ma tutto tace.

Nemmeno l’ombra di una risposta: il mio cellulare rimane lì, morto, sul cruscotto dell’auto mentre mia madre continua a proporre soluzioni bislacche di ogni genere.

Sono questi i momenti in cui avverto tutto l’amore che ho verso di lei: è solo questo amore che mi frena dal mangiarle la testa in un morso unico (so che state pensando ma si può, ci vuole solo un pò di destrezza).

Vi lascio solo immaginare il seguito. Sono stata salvata da una donna delle pulizie, che alle 8.30 mi ha risposto dandomi un appuntamento e frenandomi così dallo scapicollarmi a casa bruciandomi ogni sogno di pausa pranzo (che ho potuto così trascorrere su una panchina al sole con i rayban a mangiare il gelato – grazie signora!!!).

Ma voglio lottare contro la mia nuovola nera. E quindi beccatevi questa.