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Oggi lavoravo alle 9.30. Trovo un passaggio e arrivo che sono solo le 8.30 alla stazione. Non sapendo cosa fare di me stessa – cosa devo ammettere a sai rara di questi tempi-  mi guardo intorno conscia di aver dimenticato ormai la difficile arte dell’ammazzare il tempo.

Il Sephora è desolato e le commesse guardano i possibili avventori come a dire “Non ti azzardare a rompere le balle” applicando probabilmente una nuova politica aziendale. Allora faccio un giro per i bar ma la situazione sembra aggiacciante: gli Chef espress e i Ciao non mi piacciono. Sono mediamente scortesi e in più il caffè non è un granchè.

Memore della recente gita al Mc (solo da qualche giorno ho digerito il wrap), decido per l’ultima spiaggia: un caffè americano al Mc, che mi viene servito da una signorina mceducata in una anonima tazzona bianca (strano….hanno dimenticato il simbolo?) al modico costo di 1 euro (la cosa che mi inquieta leggermente è che costi come l’hamburger ma propendo per pensare che quello sia semplicemente a prezzo calmierato). Mi sfragno su una sedia e metto un latte e uno zucchero: non sarà il massimo ma dopo la notizia dei risultati elettorali qualsiasi cosa – anche minima – mi aiuta dandami un pò di sollievo.

Si fanno le 9.05 e prudentemente vado a prendere il bus: salgo nella vettura che parte, fa 20 metri e si ferma. Il conducente scende e inizia la pausa. Di quindici minuti.

La prossima volta mi sa che l’americano lo chiedo doppio….

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am i loving it?

Erano mesi che non vedevo una mia amica e oggi ci siamo date appuntamento in centro per mangiare un boccone. Per non esaurire il magro stipendio di un mese in un piatto, abbiamo optato per un panino.

Facendo un giro per diversi bar, abbiamo disgraziatamente scoperto che non c’era nulla che lei, intollerante ai latticini potesse mangiare. Si passava da una mini margherita a un panino mozzarella e hamburger.

Persino i tramezzini erano contaminati: il tonno di diverse marche contiene, per chi non lo sapesse, il lattosio.

Abbiamo ripiegato infine sul McDonald’s. Sì avete capito bene, perchè nonostante i panini del Mc contengano gli ingredienti più vari hanno poco lattosio.

E io mi sono buttata su una novità, il ranch wrap, creato probabilmente per fare concorrenza a Burger King (per cui nutro, insieme allo scrittore Diego De Silva, una passione smodata: il whopper, per me, è il miglior antidepressivo al mondo – anche se stento un pò a credere alla storia delle 221,184 variabili).

E devo ammettere che non era poi tanto male: un pò piccolo ma il pollo era veramente croccante (ovviamente perchè l’ho messo in bocca ancora ustionante; credo che dopo 5 min ci si possa giocare a squash).

E come bibita ho abbinato uno shake al cappuccino: so che l’abitudine di bere un frullato mentre si mangia qualcosa di salato non è proprio nostrana. Anzi diciamo le cose come stanno: è un’americanata ma non posso proprio resistere!

Ora ho mal di testa. Sto ancora smaltendo l’overdose da zuccheri. Ma ne è valsa la pena. Ora devo solo aspettare 6 mesi prima di poter entrare in un altro fastfood…

Il Diluvio Universale

Mi immagino che sia più o meno andata così: che abbia cominciato a piovere, poi a diluviare e non abbia più smesso.

Oggi ho avuto qualche presagio biblico: ho visto qualche pinguino in giro per la città (ma forse quella è solo la mia solita voglia di Kinder Pinguì).

Ma dell’ Arca nessuna traccia.  Ma attendo fiduciosa.

D’altronde stamattina sono uscita da casa, ho  aperto l’ombrello e mi è arrivato subito uno scroscio d’acqua sulla testa. Perchè se odio quando piove, detesto quando piove a vento.

E sopratutto non ci sono più gli ombrelli di una volta: ora ci sono questi ombrellini, prodotti a Taiwan (che se sei previdente compri al super a 1.50 euri oppure in mezzo alla strada, quando sei già fradicio, almeno al doppio).

Il decadimento della qualità degli ombrelli – credo – rispecchia bene il decadimento della nostra società.

Una qualità usa e getta: che al primo alito di vento sembra essere finiti in una scena di un film Disney di Paperino. Se mi sembra di essere Gene Kelly o Fred Astaire e comincio a cantare o ballare è perchè  sto finalmente dormendo e sognando.

E in qualche minuto sotto il diluvio,  una lunga ora di preparazione davanti allo specchio si annulla e sembro subito una pazza: capelli arruffati, abito fradicio e trucco colato (casualmente stamattina mi sono fatta uno smoky eye che si tramuta subito in effetto panda).

L’autobus ovviamente non passa: piove e tutti sono corsi a prendere la macchina.

Arrivo in stazione e mi rifugio al Mc Donald’s per riscaldarmi con un caffè americano. E sento il commesso che continua a ripetere che non capisce come la gente possa bere quel bibitone immondo. “Acqua calda sporca” dice.

Gli darei la mia mano gelata. Giusto per fargli provare un’epifania.