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Il Diluvio Universale

Mi immagino che sia più o meno andata così: che abbia cominciato a piovere, poi a diluviare e non abbia più smesso.

Oggi ho avuto qualche presagio biblico: ho visto qualche pinguino in giro per la città (ma forse quella è solo la mia solita voglia di Kinder Pinguì).

Ma dell’ Arca nessuna traccia.  Ma attendo fiduciosa.

D’altronde stamattina sono uscita da casa, ho  aperto l’ombrello e mi è arrivato subito uno scroscio d’acqua sulla testa. Perchè se odio quando piove, detesto quando piove a vento.

E sopratutto non ci sono più gli ombrelli di una volta: ora ci sono questi ombrellini, prodotti a Taiwan (che se sei previdente compri al super a 1.50 euri oppure in mezzo alla strada, quando sei già fradicio, almeno al doppio).

Il decadimento della qualità degli ombrelli – credo – rispecchia bene il decadimento della nostra società.

Una qualità usa e getta: che al primo alito di vento sembra essere finiti in una scena di un film Disney di Paperino. Se mi sembra di essere Gene Kelly o Fred Astaire e comincio a cantare o ballare è perchè  sto finalmente dormendo e sognando.

E in qualche minuto sotto il diluvio,  una lunga ora di preparazione davanti allo specchio si annulla e sembro subito una pazza: capelli arruffati, abito fradicio e trucco colato (casualmente stamattina mi sono fatta uno smoky eye che si tramuta subito in effetto panda).

L’autobus ovviamente non passa: piove e tutti sono corsi a prendere la macchina.

Arrivo in stazione e mi rifugio al Mc Donald’s per riscaldarmi con un caffè americano. E sento il commesso che continua a ripetere che non capisce come la gente possa bere quel bibitone immondo. “Acqua calda sporca” dice.

Gli darei la mia mano gelata. Giusto per fargli provare un’epifania.

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rainy days

Negli ultimi giorni – per dirla come al Meteo –  l’Italia è stata colpita da un’ondata di mal tempo.

E sono i classici casi in cui vedendo al pc le vecchie puntate di O.C., Beverly Hills oppure la quinta stagione di Weeds, ho voglia di California. Mi viene quell’irresistibile desiderio di  fare una valigia di soli costumi, prendere un aereo e andare via, dove c’è il sole. “Perchè” mi dico ” se avevo voglia di prendere tutta quest’acqua allora mi trasferivo in India o in qualche regione monsonica!”

Ma si sa che chi ha il pane non ha i denti:  odio quelle scene di O.C. in cui si lamentano che le stagioni non cambiano mai.

E sono questi  quei momenti in cui mi viene anche un sano e motivato  odio per quei libri e film americani che mostrano un’Italia felice sotto il solleone.

Andate voi a spiegare alla Disney che ha prodotto Under the Tuscan Sun (Sotto il sole della Toscana), che in Toscana d’inverno nevica.

E mi sono sempre chiesta cosa avesse da ballare per un giorno di pioggia Ice Mc: ma erano gli anni Novanta e abbiamo fatto tante cose strane come vestire come a Non è la Rai (micro body dentro i jeans, zeppe e via dicendo).

Comunque, la reazione tipica dell’insonne nei giorni non lavorativi piovosi è rimanere sotto le coperte a sonnecchiare: la massima attività concepibile è mettersi un pò on line, rimanendo rigorosamente a letto, con il pc sulle ginocchia. L’unico progetto per il futuro è confermare la presenza a qualche evento Facebook che si terrà tra 20 giorni.

Ma poi arriva la dura verità: un appuntamento preso giorni e giorni addietro e non rimandabile.

E allora ci si prepara selezionando i vestiti alla ricerca di una chimerica impermeabilità e si affronta il mondo esterno armati di ombrello, piumino, guanti cappello etc etc, che finiscono – forse non c’è bisogno neppure di dirlo – fradici al primo angolo di strada quando un Suv nero enorme vi fa la doccia prendendo a 120 una pozzanghera.

Il dilemma a quel punto è terribile: torno indietro e faccio 2 ore di ritardo o arrivo quasi puntuale ma devastata?

Purtroppo io sono della scuola “non si torna indietro!”. Perchè se entro in casa non esco più fino a primavera.