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I giorni dell’interregno

Li chiamo così. Quei giorni tra Capodanno e la Befana, tra le spese pre-cenone e i saldi, tra le ferie e la vera ripresa del lavoro.

I giorni della dieta depurativa a base di insalata, oro saiwa, te leggero e yogurt magro per cercare di richiudere i jeans.

Sono giorni modesti, sottotono in cui fai le cose, ma lentamente, in modo apatico. Guidi a due a l’ora sino a che chi ha pippato cocaina pure il 3 gennaio non ti suona il clacson e allora da 30 a l’ora passi a 40, facendoti però un po’ rodere.

Stamattina riprendo la macchina dopo aver fatto i pagamenti alla posta (dove come al solito non funzionano i numeretti e devi fare la fila e mi sono trattenuta dalla strage solo per i miei nuovi propositi cui presto dedicherò un post) e sento “Donne, è arrivato l’arrotino,  l’ombrellario…….”

E non capisco da dove proviene il suono. E’ allora nello specchietto che vedo l’altoparlante legato al cofano di una BMW berlina fiammante e dentro un coattone di proporzioni extraterrestri con il braccio fuori dal finestrino che fuma.

Non c’è che dire…l’anno scorso deve essere stato molto buono.

 

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Tutorial poste

Il popolo ha parlato: a grandissima richiesta (2-1) ha prevalso la proposta tutorial sulle poste.

La democrazia ha vinto (mi dispiace Barabba!).

Già immagino la fantastica sceneggiatura di questo video: io che esco di casa in tuta, scarpe da ginnastica, piumino e sciarpa possibilmente con attenggiamento gangsta rapper. Alla mia posta, infatti,  il 90% degli impiegati sono donne altrimenti proporrei uno stile Mariah Carey primo periodo per le più castigate e ultimo periodo per tutte le altre (tette finte a parte).

Signori uomini, invece, potete mettere quello che capita:

a- tanto le impiegate con voi sono sempre meno feroci

b- perchè tanto lo so che comunque selezionate i capi con la roulette russa.

Mi incammino con fare minaccioso e Stronger di Kanye West nell’i-pod verso l’ufficio postale, facendo prima un salto al bar per un caffè doppio onde scuotermi dal torpore post notte insonne.

La morale insomma è che in questi casi bisogna preparare il killer che è in ognuno di noi – oppure affittarne uno ad un buon prezzo su ebay.

parentesi: se qualcuno suggerisce in un commento di andare prima a prendere il numero alla posta e poi andare a prendere il caffè lo banno: mi è capitato che chiamassero 120 numeri in 3 min

Quindi,  bella carica entro e  prendo  i numeri per la fila A e C: non ho mai capito con quale logica perversa chiamino prima l’uno o l’altro quindi bisogna essere più furbi del sistema.

E a quel punto attendo in piedi: se mi siedo mi smonto.

Nelle orecchie  una playlist alla 8 mile sparata a tutto volume: le vecchiette accanto devono cominciare pure loro a dire “Yo yo” e fare segno con la mano.

Fisso il monitor con i numeri, mi focalizzo: ho abbassato il cellulare e sopratutto non do confidenza a nessuno.

Quando chiama il mio numero, zen mi raccomando, respiro profondamente e comincio a camminare sicura verso lo sportello.

Ed è quello il momento fatidico in cui una dolce vecchina bicentenaria (porta ancora la tenuta garibaldina) mi taglia la strada quansi uccidendomi e mi chiede con voce trememonda “Mi faresti passare cara?”

E allora mi siedo e quando mi chiama non so più cosa sono venuta a fare.

Vado lì e gli faccio vedere un appunto e quella mi dice “Ma non mi dica che non ha capito come si compila un bolletino?”

Ed è quello il momento sventurato in cui urlando tento di infilare il braccio nel buco del bancone per staccarle la testa.

Ora a quel punto si pongono due possibili finali:  non ci riesco e me ne torno a casa inc..ta nera oppure il secondo, il più probabile, resto incastrata e devono chiamare l’ambulanza per tirarmi fuori. O magari la neuro che è meglio.

Pazza alle Poste

Oggi è un’altra giornata no.

Avrei dovuto capirlo subito quando mi sono alzata, dopo un record di quattro ore di sonno, vado in cucina, apro il frigo e vedo l’ultimo Kinder Fetta al latte. E oggi già lo so calamità naturali si abbatteranno su di me per non farmi imbattere a meno di duecento metri da un supermarket, un alimentari etc etc.

Poi apro la dispensa: ultimo Grancereale croccante e una confezione di Brasil Gentilini vuota.

Stessa storia che per i Kinder e mi sa che tocca aprire il tubo dei Ringo. Io odio il tubo dei ringo perché prima di averlo finito i biscotti si afflosciano.

Comunque – mi dico – andiamo avanti.

Esco quindi per andare alle Poste. Arrivo e non ci sono i numeri: l’apparecchio è rotto.

Ora, questo ufficio postale nelle ultime 3 settimane è stato nell’ordine: derubato, chiuso, con l’apparecchiatura elettronica  fuori servizio per più della metà del tempo.

Allora mi metto in fila e difendo la mia postazione come posso da orde di vecchietti dall’aria assassina che cercano di passare avanti.

Voi direte: “Ma poverini, lasciali passare avanti”

Apro parentesi. Primo: questo ragionamento varrebbe se non fossero il 99% della popolazione nazionale che frequenta le Poste.

Secondo: loro possono andare sempre all’ufficio postale mentre io non ho tutti i giorni i permessi.

Terzo: c’è modo e modo di chiedere le cose

Chiusa parentesi.

Ovviamente non ci sono più moduli per i bonifici quindi attendo il mio turno e dopo aver pagato la tv (che già è uno scorno) ne chiedo uno.

Sbaglio subito a copiare l’IBAN. Non mi scoraggio ne chiedo un altro. L’impiegata sbuffa e io faccio finta di niente.

Ne sbaglio un altro ma non mi arrendo: ne chiedo un altro.

Allora la signora santiando me ne allunga un terzo.

Glie lo restituisco e mi dice: ” Guardi che il modulo è incompleto. Ma lei sa compilare un modulo?” E allora io la guardo e me vado.

A casa mi aspettano Paypal e Ebay. Almeno loro hanno messaggi cortesi preregistrati.