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Andò sul letto e si stese, cercando di pensare al da farsi.

Con la testa sul cuscino, si accorse che la macchia di umidità del soffitto si era estesa arrivando quasi a lambire il lampadario.

Aveva disegnato una strana forma. Sembrava un animale, un falco forse. Oppure un dinosauro. Alzò il braccio con il dito indice steso per seguire da lontano le linee delineate dall’acqua.

Quella casa crollava a pezzi, si disse, e avrebbe dovuto presto richiamare la ditta edile per fare dei nuovi lavori. Altri soldi, altro rumore, altra gente in casa.

Si sorprese così di poter  pensare ad una cosa così triviale in quel momento tanto drammatico e stravolgente. Quale gente? Quali lavori?

E se non fosse più riuscito ad uscire di casa, bloccato in quella bolla spazio-temporale?

Si tirò su e la testa gli girò un pochino e si sedette sul letto.

Non poteva stare con le mani in mano ad attendere all’infinito in casa.

Per quello che ne sapeva quella situazione sarebbe potuta durare per sempre, senza cambiamenti.

Quindi scese dal letto e si diresse verso la finestra:  fuori, il cielo non accennava a mutare colore e per strada non si sentiva vita, eccetto i soliti grilli che continuavano a cantare. Non il rumore di una macchina, né della vicina ferrovia.

Quindi in uno scatto raggiunse il vecchio cassettone di sua nonna e, aprendo il cassetto più in basso, scelse con cura i calzini ed estrasse dalla scarpiera un paio di mocassini chiari, i suoi preferiti.

Si sedette al bordo del letto, si mise i calzini e calzò le scarpe. Quindi si alzò e prendendo un bel respiro corse verso le scale, che scese due scalini per volta.

Con impeto aprì la porta e in un salto era fuori. Respirò finalmente l’aria fresca al pieni polmoni con ampi gesti delle braccia. Era fuori. Solo. Ma non aveva paura.

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Non riusciva a capire cosa stesse accadendo: la febbre e quel ronzio che sentiva nelle orecchie lo stavano sfinendo. Quindi decise di fare una lunga doccia per rinfrescarsi e poi mettere vestiti puliti.

Rinfrancato finalmente, decise di rifarsi il caffè in cucina e forse lucido cominciò pensare.

Si chiese se quello che vedeva era frutto di un sogno o una terribile paranoia oppure se realmente si trovava in una sorta di universo parallelo. E il suo mondo, quello solito, familiare stesse parallemente procedendo in sua assenza e a sua insaputa.

Svuotò la tazza e arrivò ad una risoluzione: doveva affrontare il telefono. Accorgendosi che ormai l’apparecchio fisso era inutilizzabile accese il cellulare. Gli arrivò subito la segnalazione di ben 7 chiamate senza risposta. Sua madre, che di certo voleva sapere se domenica sarebbe andato al mare per il pranzo con la famiglia; la sua assicurazione, per il rimborso di un recente tamponamento; Karen, la sua segretaria, che probabilmente con il suo cellulare personale voleva ricordargli della riunione (parandogli il culo come aveva fatto tante volte); e ben 4 dalla Segreteria di Direzione, vicina alla nuova e  costosissima conference room, voluta dal neo nominato Direttore Generale.

Escludendo di chiamare in alcun modo il lavoro, Nick scartò anche l’ipotesi di chiamare la madre: prima di avere l’occasione di aprire bocca, avrebbe sicuramente perso la pazienza e avrebbe riattacato. Solo al pensiero di come lo avrebbe sommerso di rimproveri per non chiamarla mai e snobbare i suoi preziosi messagini (purtroppo aveva alla fine imparato a inviarli) sulle riunioni di famiglia, vomitandogli addosso mesi di frustazioni da casalinga-pensionata.

L’assicuratore era perfetto: assertivo e disponibile al punto giusto, pur di tenere un cliente avrebbe con piacere avviato un’inutile conversazione sul più e sul meno. E lui avrebbe potuto inserire delle domande qui e lì per capire se c’era qualcosa di strano.

Il telefono squillò subito libero.

“Pronto! Pronti” sentì dall’altro capo del telefono con voce squillante.

“Pronto. Buongiorno. Parlo con il signor Smith? Sono Nick La Guardia”

“Ohhh signor La Guardia! Ma che piacere sentirla” come fossero amici di vecchia data. “Ho provato a chiamarla prima ma aveva il cellulare spento”.

“Sì ho visto la chiamata. Ci sono novità riguardo al rimborso”

“Beh allora sono lieto di comunicarle che il nostro perito ci ha faxato i dati sul sinistro della sua vettura ed è tutto a posto. Ora bisognerà solo pazientare un pochino e il danno le verrà riparato”

Nick rilanciò cercando di farlo parlare. “Beh vede, visto  che non parte, avrò i miei bei problemi in questi giorni, con il tempo che fa”

Quello gli rispose un pò spiazzato “Beh sì il cielo è un pò coperto ma il meteo non prevede certo pioggia per i prossimi giorni. E poi comunque la sua polizza non prevede la courtesy car

“Sì beh vede è proprio della mia polizza che vorrei parlarle. Ho notato rileggendola che non prevede anche il rimborso in caso di manifestazioni, sommosse”

“Allora, se allude al prossimo G8 stavo proprio per proporle qualcosa”

” Beh sì sa la macchina a quel punto dovrebbe essere come nuova”

“Perfetto. Allora le preparo un preventivo. Anche perchè non so se ha vito le news, ma anche in parlamento si sta scatenando un bel putiferio. E non si è mai troppo prudenti”.

“La ringrazio. A presto”

E attaccò. Sembrava tutto andare avanti normalmente. Fu allora che si accorse che non aveva pensato a cercare sul canale della CNN all news: si sintonizzò e tutto era come sempre. E nei collegamenti era giorno. Alzò lo sguardo sulla finestra e guardò la sua notte personale.

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Fuori era buio: il mondo era ancora avvolto nell’oscurità, sereno e calmo. Tutto taceva e solo  il rumore dei grilli turbava quella tranquillità.

La strada era deserta e i lampioni erano spenti.  Ma le stelle brillavano come mai prima d’ora in cielo. E la luna rossa sorrideva.

Nick sentì l’aria fresca sul viso, piacevole e frizzante. E si sentì subito rinvigorito.E allora la sua mente vagò, pensò di camminare in quelle strade silenti, fino ad arrivare chissà dove lontano. Al mare forse, per sentirne il rumore.

Per un attimo si lasciò sedurre da questa fantasia di varcare la soglia e mise il piede appena fuori ma il terrore che aveva provato sino a qualche secondo prima era ancora dietro l’angolo e l’idillio si spezzò.

Richiuse immediatamente la porta. Si sentiva la febbre. Era madido di sudore, andò a mettere la testa sotto l’acqua fredda.

Tutto gli sembrava sbagliato.