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Falsi veri saldi

Nuovi giri al centro commerciale in cerca di qualcosina da comprare. Mi spiego: siccome ho chili e chili di vestiti risalenti al liceo ormai logori, scoloriti e consunti (che ormai mi implorano di porre fine alla loro miserabile vita in un cestone della Croce Rossa), ho deciso di darmi un pò allo shopping.

E quindi sono andata al centro commerciale dove ogni vetrina urla “Promozioni”, “Sconti” etc etc. E allora mi chiedo: ma non sarà il caso di liberalizzare i saldi? Tanto alla fine fine chi vuole trova escamotage di vario tipo per ridurre i prezzi. Che ne dite?

Io intanto – prima di risolvere questi alti problemi filosofici -mi sono comprata qualche maglietta.  Che non fa mai male

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Shopping centered?

Ieri pomeriggio ho detto basta. Dopo una mattina, e sopratutto una settimana di lavoro ho fatto la botta di matto: sono uscita.

Ma faceva troppo freddo. Decisamente. E allora si mi sono trovata ad un bivio: congelare la mia cellulite oppure optare per un luogo coperto.

E non volendo andare al cinema, solo una soluzione rimaneva: il centro commerciale. Sì so cosa state pensando: se alle quattro sei già semi morta dal sonno, come puoi resistere alla bolgia infernale di uno shopping center?

Lo so, ora lo so. Ma avrei voluto che ieri qualcuno avesse la cortesia di dirmelo.

Mi sono avventurata verso le cinque bardata con stivaletti neri, guanti, cappello e sciarpa. Appena ho varcato le porte scorrevoli sono stata investita da un clima tropicale tanto che mi sono andata subito a comprare un Oasis. Come sempre la pubblicità è ingannevole e quindi, invece di un figone, me l’ha servita più un tipo così:

Dopo con tutto il mio armamentario (cappello, cappotto, guanti, sciarpia e …no gli stivaletti no) in mano sono partita per proseguire con la mia caccia ai saldi.

Ho provato prima con le cose serie: scarpe, cappotti, maglioni. Ma niente: tutti capi per folletti, puffi (senza offesa a entrambe le categorie) oppure escort e cubiste (idem). E allora non rimaneva che una soluzione, anzi due: comprare cibo e cazzate senza alcuna utilità.

Quindi sono andata da Accessorize e ho fatto miei quattro mini-evidenziatori con il cappuccio a forma di testa di orsetto (secondo la confezione sono topi mah) per ben 1.35 € e una matita con un ape a molla a 0.57€.

E mi chiedo come sia possibile che ne siano rimaste montagne in negozio. Mah.

Intanto il pomeriggio era quasi passato:  per pagare solo due cose sono state 30 min in fila tra “coattone supertruccate” in tuta adidas fluo, mamme “all’arrembaggio”, figlie pelle e ossa, vecchiette “non demordo” in leggins (trad. per i non addetti ai lavori: fuseaux) leopardati.

E si erano fatte le 19. Allora corro al super cercando quantomeno di accalappiare il necessario: kinder fetta al latte, succo di pomodoro, philadelphia.

Corro alla cassa amica e mi metto dietro ad una fila chilometrica. Passando 5 minuti e non ci muoviamo. Penso da solita razzista ad un ultranovantenne che no  riesce a passare i codici a barre.

Mi sporgo e vedo due trentenni, che probabilmente hanno fatto l’aperitivo con il Cynar.

Mi consolo: almeno non rischio di morire di fame nell’attesa.

I saldi post-umani

In queste settimane ho visto scene dell’altro mondo.

Massaie insospettabili diventare killer armate di borsetta a suon di gomitate. Neonati su carrozzine lanciati per ostacolare la concorrenza. File chilometriche fuori dai negozi “neppure fossimo in tempi di guerra”, come direbbe mia nonna.

Capirete che vista la mia scarsa reattività giornaliera causa insonnia (so che state pensando: “Ancora, ancora  con l’insonnia” – eh beh visto il titolo del blog se siete stufi meglio cliccare altrove) non posso combattere contro tutto questo: i veri saldi per me hanno inizio ora.

Sì proprio ora, che i negozi si sono svuotati e i commessi hanno iniziato severe cure ricostituenti per riprendere peso e colorito in volto. Ora che i locali ricominciano ad assumere un aspetto normale, nonostante ancora  si noti qui e lì – specie nei punti vendita delle grandi catene- qualche segno di devastazione post-bellica.

E quindi in questi giorni ho inziato le prime campagne esplorative. Per ora il bottino è scarso perchè nonostante la crisi veri saldi non ne ho visti.

O almeno gli articoli veramente scontati sono o troppo piccoli o troppo grandi. Oppure verde pisello o rosa porcello.

Risultato:  se non volete sembrare un folletto irlandese nel vostro nuovo tailleur meglio preferire lo stesso modello in nero, scontato però solo del 15 o 20%.

Anche se oggi in un negozio del centro ho visto un’eccellenza: uno sconto del 7%. Roba che per fare i conti ci vuole Sapientino versione Genius.

E poi ci sono sempre i soliti furbi: un vestito che avevo visto a 20 euri scontato del 50% a 19.90. Sapete come si dice adesso: finanza creativa.

Infine c’è Ikea: dove non riesco mai a comprare nulla ai saldi. Perchè a meno che non stiate arredando casa or ora oppure avete aspettato sagacemente dormendo su un giaciglio di paglia per comprare la vostra struttura letto a saldo le cose comprabili sono già andate a ruba.

E allora mi consolo con un cinnamon roll. Non a saldo ovviamente.