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Miracolo in metro

“Wow” dico con faccia ebete , qualche giorno fa,  guardando il giornale (ovviamente sullo schermo perchè da quando c’è internet chi lo compra più!).

Il sindaco dice che verranno cambiate le vetture della metro: dopo tante cose sbagliate ne doveva azzeccare pure una.

E allora ieri quando ieri dopo 13 min di attesa (mica aveva detto più veloci!) passa un vagone nuovo, pulito,  io  risplendo dentro e fuori  e metto su per festeggiare una delle mie canzoni da metro (ebbene sì  le classifico) preferite e salgo su.

Dentro è magicamente pulito: qualche incivile ci ha già lasciato delle copie di Metro ma lo ignoro, non mi rovinerà la giornata.

Mi siedo tutta  trionfante (devo essere sembrata cretina alla vecchina accanto) ma non faccio in tempo a incrociare le gambe per godermi il viaggio, che mi attacca a piovere sulla testa. Siccome siamo in galleria e casualmente fuori non piove ho il solito momento di rincoglionimento post-notte insonne.

Penso a vari fenomeni extraterrestri e poi scopro invece che siamo alle solite: perde il tubo del condizionamento…

E allora mi chiedo: ma possibile che delle vetture nuove siano già scassate? E poi capisco che il sindaco ci sta mandando un messaggio umanitario subliminale: ricordiamoci sempre dei paesi del Terzo Mondo, ricordiamoci che c’è chi sta peggio.

Grazie sindaco, apprezzo il pensiero ma forse non dovresti sforzarti così tanto!

E allora, grazie ai miei schizofrenici gusti musicali, cambio canzone. Giusto per non associarci un cattivo pensiero….

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Quel motivo maledetto che fa…

Oggi camminavo serena sulla banchina della metro con lo sguardo fisso alla punta degli stivali. Ipod a tutto volume.

E boom: una grassona (da ex-grassa posso permettermi di usare qualsiasi epiteto…) mi prende di lato, che quasi quasi finisco sui binari.

Appena due minuti per riprendermi e allora mi è balenato un dubbio.

Non stavo sentendo la stessa canzone quest’estate quando un sasso mi ha spaccato il parabrezza?

Ma andiamo con ordine. Quest’estate approfittando dell’auto nuova, ho deciso di abbandonare i  consueti mezzi di trasporto italiani semi fatiscenti (bus, treno) per iniziare un’avventura on the road.

Fatti i primi 100 chilometri, sorpassando un camion il parabrezza viene colpito da un sasso.

Non faccio neppure in tempo a dire che “Tanto questi vetri nuovi sono doppi, quindi si può continuare a viaggiare” che la spaccatura comincia a estendersi in una lunga riga.

Allora chiamo Carglass e dopo aver discusso abbondantemente sulla geografia italiana (non tutti ho scoperto hanno lo stesso concetto di “capoluogo di provincia”) mi dicono: “Le faremo sapere” come per un colloquio di lavoro. E allora visto che ormai questa frase mi puzza, ho preso e sono andata ad una concessionaria dove mi hanno rassicurata che potevamo proseguire.

Dopo 3 ore (e altri 250 km percorsi) mi chiama uno della Carglass e mi chiede di tornare indietro dicendo che altrimenti potrei morire perchè l’aria condizionata potrebbe fare esplodere il vetro.

Mmmmmhhh. Che fortuna. Ma al momento proseguo.

Ma dopo tutta quell’avventura un pò per coincidenza un  pò per scaramanzia non l’avevo più sentita:

Partiamo dall’assunto che io normalmente non credo alla sfiga ma stavolta comincio ad avere qualche dubbio.

Quanto meno eviterò di sentirla nel raggio di 1 km da un mezzo pubblico. Almeno di un bus doppio o di un treno. Non si sa mai.

Stazione – ultima fermata

Oggi per comprare un biglietto del treno, ho avuto la sventurata idea di non servirmi dei miei potenti mezzi informatici e mi sono avventurata alla Stazione.

E mi sono ovviamente pentita sin dall’entrata dove, attenti e vigili, parecchi piccioni facevano le poste agli ignari avventori.

Ora il motivo scientifico per il quale questi piccioni non siano andati in vacanza, come i più furbi colleghi perugini, mi sfugge. Mi verrebbe da proporre come responsabile l’effetto serra, visto che in alcune giornate di dicembre sembra di stare in California. Non diciamolo però troppo ad alta voce: magari al sindaco riviene l’idea delle targhe alterne.

Parentesi:  io non guido quasi mai, ma i blocchi delle auto fanno aumentare il numero degli sventurati che si vanno a stipare sui mezzi pubblici, a scapito di noi clienti abituali, che ci troviamo sui vagoni degli “incompetenti”, che si piazzano davanti alle uscite, continuano a chiedere “Qualcuno ha un biglietto da vendere (perchè l’ultima volta che sono saliti su un bus c’era ancora il bigliettaio) e cercano di sedersi su luoghi impropri come sbarre per poi rovinare al suolo alla prima curva.

Per tornare alla stazione, comunque per fortuna i nefasti pennuti non entrano: deve essere lo stesso sistema per cui i carrelli non possono uscire.

Comunque dentro arriva il meglio: frotte di suore e scout in calzoncini, micro colletivi di punk (si incredibile gli anni Ottanta per certa gente non  sono mai finiti), scuole in gita, manager in carriera, e ancora folle e folle anonime che si muovono impazzite seguendo gli ordini della voce demiurgica dell’altoparlante, che indica binari  orari.

Allora cerco di non  farmi distrarre nè dall’odore imperante di patatina fritta del Mc Donalds, nè dalla pubblicità a loop sugli schermi colorati (che dopo due minuti comunque odi il prodotto reclamizzato, qualunque esso sia) e mi fiondo alle macchinette automatiche. Sputa il biglietto ed è fatta.

Finalmente. Posso tornare a casa. Ma mi sento chiamare da lontano: “Un abbonamento telefonico? E’ nuovo abbiamo….”. E’ un malefico promoter. Faccio segno di no e fuggo.

Penso che andrò in farmacia. E mi compro i tappi per le orecchie…magari sopravvivo.