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Un dado di differenza

Ieri alle casse del CUP ho intimato alla cassiera di NON cercare di ridarmi un centesimo di resto. Posso francamente vivere senza.

E mi sono così ricordata di una scena che ormai sembra appartenere ad un mondo scomparso milioni di anni fa: saranno stati più o meno 20 anni fa – sì ero piccoletta – ed io e la mia mamma (a cui nonostante precedenti minacce non ho ancora – emh volevo dire mai – staccato la testa) eravamo in fila alle casse di una Standa a Sanremo.

All’epoca si usava ancora dare il resto di monete ormai scomparse o scarsamente in circolazione (tipo 10 o 20 lire), con caramelle e dadi da brodo – non devo neppure dirlo io preferivo le prime ai secondi.

Davanti a noi, la cassiera da in resto ad una vecchia carampana (di quelle che comprano solo mozzarelle e cibo per il gatto – non so se avete presente il tipo) un dado Maggi (di cui a Budapest qualche anno fa, ho fatto letteralmente una cura per i miei 10 giorni di soggiorno)

E quella risponde piccata: “Ma io uso solo Knorr!!!!!” (è lì c’era da chiedersi se sulle mozzarelle o sul cibo per gatti).

Ci credete che abbiamo aspettato 15 min (mentre la fila diventava chilometrica) Finchè la cassiera non è andata in reparto a prendere una confezione della suddetta marca, l’ha aperta e ha dato il dado alla signora?

Se qualcuno vuole fare qualche battuta sulla fama della regione in questione sarebbe scontata. Ma se proprio proprio deve la faccia pure.

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Il Diluvio Universale

Mi immagino che sia più o meno andata così: che abbia cominciato a piovere, poi a diluviare e non abbia più smesso.

Oggi ho avuto qualche presagio biblico: ho visto qualche pinguino in giro per la città (ma forse quella è solo la mia solita voglia di Kinder Pinguì).

Ma dell’ Arca nessuna traccia.  Ma attendo fiduciosa.

D’altronde stamattina sono uscita da casa, ho  aperto l’ombrello e mi è arrivato subito uno scroscio d’acqua sulla testa. Perchè se odio quando piove, detesto quando piove a vento.

E sopratutto non ci sono più gli ombrelli di una volta: ora ci sono questi ombrellini, prodotti a Taiwan (che se sei previdente compri al super a 1.50 euri oppure in mezzo alla strada, quando sei già fradicio, almeno al doppio).

Il decadimento della qualità degli ombrelli – credo – rispecchia bene il decadimento della nostra società.

Una qualità usa e getta: che al primo alito di vento sembra essere finiti in una scena di un film Disney di Paperino. Se mi sembra di essere Gene Kelly o Fred Astaire e comincio a cantare o ballare è perchè  sto finalmente dormendo e sognando.

E in qualche minuto sotto il diluvio,  una lunga ora di preparazione davanti allo specchio si annulla e sembro subito una pazza: capelli arruffati, abito fradicio e trucco colato (casualmente stamattina mi sono fatta uno smoky eye che si tramuta subito in effetto panda).

L’autobus ovviamente non passa: piove e tutti sono corsi a prendere la macchina.

Arrivo in stazione e mi rifugio al Mc Donald’s per riscaldarmi con un caffè americano. E sento il commesso che continua a ripetere che non capisce come la gente possa bere quel bibitone immondo. “Acqua calda sporca” dice.

Gli darei la mia mano gelata. Giusto per fargli provare un’epifania.

Quando vai al super

Il super è per me sempre luogo di insuperabili esperienze di vita extracorporea e super o sovranaturali.

Sarò cinica ma mi danno ai nervi le decine di mamme e papà con prole a carico, con cui probabilmente stanno cercando di passare del tempo di “qualità” consigliato dai più aggiornati pedagogisti ed educatori, che accumulano kili e kili di cibo in formato convenienza.

Ogni tentativo con l’ipod è inutile: le urla dei pargoli per avere cibo zuccheroso che genera assuefazione sovrastano qualsiasi cosa. E allora cerco di rifuggiarmi in un angolino, un pò nascosto, tra il sapone per piatti e le pastiglie delle lavastovilglie, dove vengo però accalappiata da una zelante signorina che cerca di rifilarmi al modico prezzo di 20 euri 6 confezioni di un utilissimo detersivo per panni (immagina probabilmente che io stia con l’intera nazionale di rugby).

Da questa categoria però esento le hostess del  Gran Soleil (quelle con il carettino itinerante nei vari reparti del super), che in cambio della pilla di 5 min su come è buono il prodotto ti danno un mini gelato (che per inciso credo ormai di aver provato a tutti i gusti e quindi vi posso mettere in guardia contro il mellifluo “frutto della passione”).

Visto che ci siamo vorrei anche proporre una petizione online perchè vestirle con quelle divise in tessuto sintetico giallo diventi illegale: estenderei poi la protesta anche per le hostess Ryanair (e fortuna che sugli aerei non si può fumare o temo prenderebbero fuoco).

Comunque dopo un Gran Soleil al cioccolato ho fatto pace con il mondo e sono andata verso il banco frigo per fare razzie dei consueti Kinder Pinguì e Kinder Fetta al latte (che come vi ho spiegato già mangio a colazione come consiglia Fiona May – poi dice che le pubblicità non servono).

E lì da dove si gode un’ottima vista delle casse assisto alla solita lotta uomo-macchina alle casse automatiche: qualcuno ha mai spiegato a certa gente che dovrebbe provare a passare sul sensore quella cosa chiamata “codice a barre”?

E quindi voglio rassicurare tutti coloro che temono che un giorno automatizzeranno il lavoro dell’uomo. Non vi preoccupate per i super: la gente è ancora troppo incapace!