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rainy days

Negli ultimi giorni – per dirla come al Meteo –  l’Italia è stata colpita da un’ondata di mal tempo.

E sono i classici casi in cui vedendo al pc le vecchie puntate di O.C., Beverly Hills oppure la quinta stagione di Weeds, ho voglia di California. Mi viene quell’irresistibile desiderio di  fare una valigia di soli costumi, prendere un aereo e andare via, dove c’è il sole. “Perchè” mi dico ” se avevo voglia di prendere tutta quest’acqua allora mi trasferivo in India o in qualche regione monsonica!”

Ma si sa che chi ha il pane non ha i denti:  odio quelle scene di O.C. in cui si lamentano che le stagioni non cambiano mai.

E sono questi  quei momenti in cui mi viene anche un sano e motivato  odio per quei libri e film americani che mostrano un’Italia felice sotto il solleone.

Andate voi a spiegare alla Disney che ha prodotto Under the Tuscan Sun (Sotto il sole della Toscana), che in Toscana d’inverno nevica.

E mi sono sempre chiesta cosa avesse da ballare per un giorno di pioggia Ice Mc: ma erano gli anni Novanta e abbiamo fatto tante cose strane come vestire come a Non è la Rai (micro body dentro i jeans, zeppe e via dicendo).

Comunque, la reazione tipica dell’insonne nei giorni non lavorativi piovosi è rimanere sotto le coperte a sonnecchiare: la massima attività concepibile è mettersi un pò on line, rimanendo rigorosamente a letto, con il pc sulle ginocchia. L’unico progetto per il futuro è confermare la presenza a qualche evento Facebook che si terrà tra 20 giorni.

Ma poi arriva la dura verità: un appuntamento preso giorni e giorni addietro e non rimandabile.

E allora ci si prepara selezionando i vestiti alla ricerca di una chimerica impermeabilità e si affronta il mondo esterno armati di ombrello, piumino, guanti cappello etc etc, che finiscono – forse non c’è bisogno neppure di dirlo – fradici al primo angolo di strada quando un Suv nero enorme vi fa la doccia prendendo a 120 una pozzanghera.

Il dilemma a quel punto è terribile: torno indietro e faccio 2 ore di ritardo o arrivo quasi puntuale ma devastata?

Purtroppo io sono della scuola “non si torna indietro!”. Perchè se entro in casa non esco più fino a primavera.

Little boxes, little i-phones oooopppss

Ultimamente tra le più irriventi serie tv, che vi ho già segnalato, vi è sicuramente Weeds, produzione  Showtime (che trasmette tra le altre anche le splendide Califonication e True Blood).

Marchio di fabbrica del prodotto, oltre la trama e la recitazione accattivanti, è senz’altro la sigla iniziale (oggi chiamata da chi ama darsi un tono anglofono opening theme) sulle note di Little Boxes della cantautrice soul/folk americana Malvina Reynolds, nella registrazione originale nella prima stagione (che ormai mi è entrata nelle vene e canticchio di giorno e nelle notti insonni).

Si perchè nella seconda e nella terza, i produttori si sono divertiti a sperimentare proponendo altre versioni della canzone. Tra le tante degne d nota sono la storica di Elvis Costello insieme all’intepretazione romantico melodica della nuova stella della musica indipendente Regina Spektor. La più divertente è la traduzione in spagnolo del gruppo mesicano Kinky.

Pensando un pò al testo della canzone, che critica un certo stile di vita conformista, colpisce un pò la parte che dice:

“And they all play on the golf-course,
And drink their Martini dry,
And they all have pretty children,
And the children go to school.
And the children go to summer camp
And then to the university,
And they all get put in boxes
And they all come out the same”

Il problema è che leggendo queste righe quasi quasi non sembra poi tanto male. Beh scusate riportando alla società di oggi preferireste nel testo:

Tutti vanno alla palestra Virgin? Dove possono vedere la tv anche sulla cyclette, mentre guardano la mail sull’iphone. Almeno il golf  è all’aria aperta (vero che l’inquinamento….)

E bevono la Red Bull? Almeno il Martini è sempre il Martini.

O ancora che i figli vadano a Camp Rock? O al liceo di High School Musical? Alla fine l’università non è mica troppo male come non-prospettiva.

Mi sa che sono diventata conformista. Poco male tanto non ho figli.

most outrageous tv-series

Dopo qualche pensiero di troppo sul cibo, sento la necessità di ristabilire una certa dignità e quindi ispirata dal recente post di un blog molto interessante ho pensato di segnalare qualche telefilm che mi accompagna nelle notti insonni.

Perchè, intendiamoci, se  voglio sentire  qualche litigio familiare basta tendere l’orecchio (manco più di tanto purtroppo – mura di carta, sapete!) e ascoltare i miei vicini che urlano: non  serve accendere la tv e sprecare corrente.

Ecco quindi la mia lista (in cui l’ordine vi assicuro è puramente casuale):

My name is Earl: per il karma scoperto in Tv per bocca di Carson Daly e per perle come

“Mentirei se dicessi di non essere nervoso nell’affrontare il numero 86 della mia lista: rubato macchina a ragazza con una gamba sola” (stagione 1 episodio 9)

Weeds:  è consolante vedere quanto possano essere ipocriti gli americani

Dexter:  il mio uomo ideale, serio, ordinato, pulito, fattivo. Peccato sia un serial killer!

Californication: mi ha fatto riconciliare con la California dopo che grazie ai  Red Hot Chili Peppers ci avevo associato un pensiero deprimente. Un gran bel ritorno di David Duchovny: serie divertente e irriverente condita da scene surreali sino a quando qualche amico non ti chiama e ti descrive un fatto simile

– True Blood: non la solita trama sui vampiri per adolescenti (si veda The Vampire Diaries) e finalmente una serie con un’ambientazione un pò diversa dalle solite New York, Los Angeles, Chicago. Una Louisiana doc fatta di cowboys, bar, pick-ups (non i soliti SUV), santeria, sudisti e ragazze con la ponytail e vestiti colorati!

Genesis: serie spagnola meno conosciuta ma  con trame non banali, forse a volte troppo barocche. Io mi fermo alla prima serie: la seconda è troppo glamour per i miei gusti.

At least but not last Boris: trooooooooooppo italiana!!!!!!!!!!! Ode a Duccio (“Smarmella. Apri tutto!”) e al mitico Réne Ferretti (“Dai dai dai”) che regalano possibili risposte per ogni situazione. Senza dimenticare qualche apparizione d’autore di Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi e Corrado Guzzanti.