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La versione di Barney

Sabato ero mezza morta: lavorare nel weekend è veramente deleterio, perchè dopo un po’ anche se non te ne accorgi, ti pesa. Ricomincia il lunedì che sei già stanca.

Quindi la sera del sabato per non  danneggiare ulteriormente il tuo sistema nervoso, scartati il tunf tunf della discoteca e lunghe maratone all’opera, resta ben poco: ristorante o cinema.

E visti i costi del primo, e visto che tavolta i locali sono rumorosi e affollati e il servizio ai tavoli è gestito da tartarughe in pensione, spesso abbandonarsi sulla poltrona di qualche multisala di centrocommerciale è l’unica via per raggiungere il nirvana.

Basta aggiungere qualche cosa da sgranocchiare e una coca ed è perfetto.

parentesi: ormai visti i prezzi del cinema (pop corn d’oro etc) non resta che trafugare beveraggi e snack nella borsa di nascosto dalla maschera-piccola vedetta lombarda che guarda con occhi da lince la megaborsa e cerca di sgamarti mentre ci rimesti dentro, cercando il biglietto, con effetto borsa di Mary Poppins. Ma il libro Cuore non l’ha letto?

Comunque sabato sorso siamo andati a vedere la Versione di Barney film tratto dal libro di Mordecay Richler.

La storia, anche se abbreviata e sintetizzata, è resa veramente bene e pochi sono i cambiamenti sostanziali rispetto alla trama originale: tutti avvenimenti sono spostati di 10 anni in avanti e la narrazione finisce ai nostri giorni; Parigi diventa Roma e così via.

Quello che emerge in modo ben definito è comunque il personaggio di Barney, che anche se pasticcione, assurdo, incasinato, volgare e goffo, ama la vita più di chiunque altro e la vita fino all’ultimo giorno.

Non è un eroe forse, ma è  facile da amare. E tanto – vi assicuro – basta.

Ultima nota di viaggio

Per il prossimo Natale, vorrei proporre a tutti coloro che hanno un amico camionista un regalo forse scontato ma sempre utile: un orologio.

Oggi nonostante i divieti fino alle 22, la Roma-Napoli era piena di camion che trasportavano i materiali più diversi.

Pur capendo le esigenze lavorative di tutti, e pur sentendomi solidale con chi fa un lavoro estremamente faticoso e massacrante, non posso dire di sentirmi contenta quando vengo affiacanta da un bestione a 16 ruote che cerca di superarmi a 100 km/h da destra.

E almeno la domenica chiederei una pausa. Quindi vorrei continuarea credere per il momento nella buona fede di tutti: magari è entrato in vigore un nuovo fuso su questa latitudine. In attesa del prossimo Natale.

Pausa amalfitana

Ogni tanto una pausa ci vuole. Onde non imbracciare un fucile e cominciare a sparare su chi rompe le scatole in momenti inopportuni.

Quindi per questo fine settimana sono in Costiera amalfitana cercando di sperimentare nuove forme di antidepressivi a base di pizza e sfogliatelle.

Amalfi resta in bassa stagione un piccolo paradiso dove prendersi una parentesi dalla ferocia della vita contemporanea nonostante le orde di turisti over 60 e le classi in gita.

parentesi: in entrambi i gruppi ciascuno è provvisto di apposito sacchetto di limoni/cedri giganti, acquistato in negozi di souvenir, da portare come “ricordino” a casa. Questo peraltro è un classico caso di frutto usato a scopi sentimentali: solo il 5 % percento di questi limoni/cedri verranno effettivamente consumati; il resto verrà conservato in bella vista nelle fruttiere di soggiorni e tinelli sino a che non marciranno. E inutile dirsi quando li si acquista “Ah come sono buoni! E poi mi servono proprio”. Tanto non li mangerete.

Oggi sembrava proprio di stare in vacanza d’estate: faceva talmente caldo che alcuni si erano coraggiosamente avventurati anche a prendere il sole in spiaggia.

Io ho ripiegato, si fa per dire, su un caffè con sfogliatella da Pansa, sulla piazza del Duomo (la cui visita è stata ovviamente funestata dai turisti di cui sopra).

Seduta al bar, ho pensato che forse non sarebbe poi male se recuperassimo un pò di qualità della vita nel quotidiano. Magari non dovendo arrivare per forza qui, con un parcheggio di ben 3 euri l’ora.